Novità, aggiornamenti, premio di laurea UNRAE

Avevo proprio ragione descrivendomi come una pessima Blogger ad un colloquio: riesco a seguire assiduamente un blog per volta, e appesoaunfilo sta assorbendo tutte le mie energie. Da quando lavoro poi il tempo non è mai stato così poco: non che prima fossi poco impegnata, ma la situazione è nettamente peggiorata. Inoltre ho sviluppato una forma di allergia al pc: dopo 8 ore al giorno a elaborare dati e scrivere report la sera l’ultima idea che mi passa per la testa è attaccarmi al pc. Preferisco attaccarmi ad ago e filo e rilassare la mente.

 

Comunque, cos’è successo dal 5 agosto? Non ho ancora conquistato il mondo, ma ci sto lavorando 😀

Seriamente, ho trovato lavoro nel Marketing e vinto la Borsa di Studio UNRAE per le 10 migliori tesi di laurea sul marketing automotive (sono anche stata in vacanza, ho migliorato le mie abilità di cucito, ma queste cose non sono strettamente inerenti a questo blog!)

Era un po’ che volevo mettere sul blog le slides della mia tesi, utilizzate in fase di discussione, sia per chi volesse sapere su cosa ho fatto la tesi (dubito non molta gente, ma io ne vado fiera quindi la posto comunque perchè qui decido io, evviva la democrazia), sia per quelli studenti che non hanno idee di come impostare una presentazione per la discussione in termini di layout, lunghezza, numero di slides, ecc.

 

Comunque eccola qui: Marketing e Sostenibilità ambientale nel settore automotive, vincitrice del premio UNRAE.

 

La mia tesi investiga sul ruolo che il marketing ha nell’intercettare i problemi di sostenibilità ambientale, evidenziandone i pregi e i difetti, analizzando dati statistici a supporto delle ipotesi presentate. Tutto è nato da uno spunto di riflessione espresso dal mio relatore, il professor Gianni Cozzi durante il corso di Marketing: Può il marketing, per la sua natura di ponte tra l’impresa e l’ambiente esterno rispondere efficacemente ai problemi di sviluppo sostenibile introducendo prodotti più efficienti, implementando nuove soluzioni produttive e incentivando modelli di consumo sostenibili? Partendo da studi teorici sul marketing e sul suo legame con la sostenibilità (redatti dal mio relatore), ho approfondito la questione alla luce dei nuovi sviluppi tecnologici come l’auto elettrica. Tutte le ipotesi sono state verificate analizzando dati a livello italiano europeo e mondiale sulle tendenze di mercato, tutte le innovazioni tecnologiche orientate al miglioramento dell’efficienza energetica sono state analizzate in termini di benefici e diffusione. In conclusione ho evidenziato come il contributo del marketing è frenato dalle dinamiche di mercato (domanda stagnante per la crisi) ma soprattutto incontra un limite fisiologico dettato dalla sua stessa natura di funzione aziendale: posto che la crescita incomprimibile della mobilità non verrà compensata da miglioramenti di efficienza energetica, solo una riduzione dell’intensità d’uso dell’auto potrà accrescere la sostenibilità del sistema dei trasporti; tuttavia il marketing non si renderà mai promotore di una perdita di importanza del suo prodotto. Sono i governi, gli organismi sovranazionali a dover trovare al più presto soluzioni capaci di soddisfare realmente  un bisogno di mobilità crescente.

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5 cose da non dimenticare

Dopo il post be awesome, torno in questa estate grigia, in cui i giorni di Sole si contano sulle dita di una mano, con 5 ispirazioni. Almeno usiamo le dita per contare qualcosa di bello, per 5 video che mi hanno lasciato un promemoria, un monito su cosa non dimenticare.

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Sapete, non amo correre. Ma amo quella sensazione di libertà che respiro quando sto facendo qualcosa che amo, che mi piace, e la sto facendo in modo grandioso, al meglio delle mie opportunità. Amo il verde, i colori, e l’immensa bellezza della natura. Non bisogna mai dimenticare ciò che ci fa sentire vivi, perché smettendo di farlo incominceremo a sopravvivere e basta. Non bisogna smettere di essere parte di questo mondo, perdere il contatto con la natura e l’immensa bellezza che ci circonda per non perdere la nostra bellezza interiore.

 

Un’altra cosa da non dimenticare è l’immenso potere che ogni essere umano racchiude in sé: con le mani, col nostro pensiero, con l’immaginazione, col nostro corpo noi possiamo dare vita a pure magia. L’essere umano tesse i sogni, li racconta coi colori, coi suoni. Non è solo la natura ad essere immensa: noi siamo parte di essa e possiamo aspirare a essere il tramonto perfetto, l’arcobaleno dopo la pioggia.

La terza cosa da non dimenticare è che si può sfidare l’impossibile e renderlo possibile. Coraggio, dedizione, forza d’animo e spirito di sacrificio possono metterci le ali, e permetterci di divenire un piccolo capolavoro in qualcosa.

La quarta cosa da non dimenticare è che non siamo solo individui, ma persone; persone che hanno bisogno di qualcuno e che per qualcuno sono tutto. Le mie adorabili amiche mi hanno regalato una custodia per l’ipad con la seguente frase “to the world you may be one person, but to one person you may be the world”.  Non dobbiamo aver paura di dire “ho bisogno di te” e affidarci a qualcuno, non dobbiamo temere di esprimere un sentimento perché merita di emergere dato che esiste. Non dobbiamo aver paura di dire grazie e di dimostrare l’affetto. Far sentir speciale una persona mostrando i nostri sentimenti è una delle più grandi opere d’arte che possiamo compiere. Non bisogna scalare una montagna per essere grandiosi: basta regalare un sorriso.

La quinta cosa da non dimenticare è la spensieratezza. Godere appieno di ogni istante; abbandonare i pensieri e essere leggeri e spensierati ci permette di vivere appieno. E’ giusto farsi domande per trovare risposte. Ma ogni tanto è giusto abbandonarsi al sole (quando fa capolino tra le nuvole) e brindare a Noi e a questa vita.

Dire grazie

110 grazie a tutti, a chi ha spostato impegni, sopportato km in treno o in auto, e a chi ha saputo esserci comunque, perché la presenza non è solo “fisica” ma al 100% una cosa mentale. Vi ho avuto accanto e mi sono sentita speciale: questo è il più bel regalo del mondo!

Grazie a chi mi ha calmato nei momenti di panico, a chi mi ha accompagnato lungo questa scalata, a chi mi ha fatto ridere, a chi mi ha sorpreso, a chi ha creduto in me quando non ci credevo nemmeno io, a chi mi ha supportato e sopportato, a chi ha portato proprio i fiori che amo, a chi mi ha fatto miliardi di foto perché sa quanto tengo ai ricordi, a chi mi ha dato un abbraccio, a chi mi ha chiamato e scritto, a chi mi ha dato un ago per scoppiare i palloncini che rappresentavano i gradini della salita.
Grazie per aver fatto ciascuno di voi la vostra parte, per avermi regalato un pezzettino di voi che custodirò per sempre. Grazie per questo giorno

Siete persone speciali, vi meritate la Lode. Vi dedico tutto, sperando di ritrovarvi tutti come personaggi nel prossimo capitolo della storia.

 

 

(Pseudo) Economista per caso #1: Vivere felici

Bisogna smettere di mettere le persone sulla ruota dei criceti e spingerli a correre, correre, correre dietro a un miraggio di una casa più grande, una macchina migliore, più soldi. Bisogna smetterla di pensare che servano più soldi per fare ciò che vogliamo: una famiglia, un viaggio, un sogno vengono sempre rimandati a quando avremo più soldi, fino a non giungere mai. La rincorsa del Pil ci ha portato a questo. Le cose che mi rendono più felice non sono monetizzabili: è l’affetto di persone speciali, un sogno di un futuro, la libertà di fare ciò che mi piace, la soddisfazione di raggiungere i miei obiettivi.

Questo post geniale è di Federico: leggetelo e seguite il suo blog, ne vale la pena!

Parliamo di cose belle…

In queste prime settimane estive ho sentito parlare di

  • caldo
  • esami
  • risultati degli esami
  • scadenze per la laurea
  • scandalo Carige
  • scandalo Expo, Mose e tangenti varie ed eventuali
  • litigi tra le diverse fazioni dopo le elezioni europee
  • Arresto Scajola

Dato che non ho voglia di avvelenarmi l’esistenza a sviscerare uno qualunque di questi elementi, ho deciso di nuovo di divagare (tanto il blog è mio e decido io) perché non ho voglia di iniziare a scrivere la serie di articoli che presentano la mia tesi (ho l’ultimo esame martedì, siate clementi). Dato che essenzialmente le cose belle capitate di recente sono l’arrivo della mia Lancia Ypsilon e il cucito, ho deciso di risparmiarvi la tematica automobilistica che sviscereremo ampiamente in seguito (eh si, sono una ragazza e la mia tesi parla di automobili), per propinarvi alcuni dei miei ultimi lavori e terminare il resoconto del mio corso presso la Scuola di Moda Vezza.

 

Ho terminato il tubino beige in 4 lezioni e mi sono lanciata sulla Giacca Chanel bianca: un progetto ambizioso, finito nelle restanti 6 lezioni pungendomi mille-mila volte soprattutto attaccando la passamaneria. Sara e Gretel mi hanno insegnato a lavorare su un capo molto più strutturato rispetto a un tubino, ad affrontare le maniche (non è per niente facile attaccarle) e a foderare un capo. Il risultato è favoloso e non lo dico perché sono di parte:

PROVA GIACCA 2014-05-07 10.56.59

 

La soddisfazione è tanta, e anche se ora gli esami mi hanno costretto a sospendere le lezioni, dato che sono in ritiro spirituale in Valbormida (la città offre troppe distrazioni purtroppo), non sono stata lontana a lungo dalla macchina da cucire. Ho comprato a scuola i cartamodelli per un abito anni 50 e per dei pantaloncini (che devo ancora iniziare) e mi son data da fare.

2014-06-15 10.40.36

 

La cosa favolosa è che da ogni cartamodello è possibile ricavare modelli per altri capi: non sono ancora in grado di disegnarmi da sola i cartamodelli (ma ci sto lavorando su, non preoccupatevi hahaha), ma riesco, partendo da quelli acquistati a scuola a creare altri capi come un top o una gonna.

2014-05-18 20.09.36 2014-05-05 19.08.25

 

Che dire? A posteriori credo che l’idea di frequentare il corso sia stata la migliore che mi sia venuta negli ultimi mesi: ho scoperto un hobby interessante, che mi regala tante soddisfazioni. Inoltre presenta notevoli sinergie con la fotografia nonché con la sana vanità femminile: sto già pensando come coniugare il tutto, facendo degli scatti ai capi che ho creato e chissà, idearne di nuovi.

Forse aprirò l’ennesimo blog dedicato esclusivamente a questo interesse. Sto meditando se troverò o meno il tempo di aggiornarlo più o meno continuamente, non vorrei diventasse un peso, ma sono molto tentata. Di certo sono sempre più entusiasta e logorroica al riguardo di questa passione, quindi il materiale c’è!

 

Au revoir!

Brand fa rima con Friend

I Brand sono sempre più importanti nelle nostre vite, e sono ormai diventati un veicolo tramite il quale affermiamo e definiamo la nostra personalità, il nostro modo di essere. In un ottica Pirandelliana direi che sono diventati spesso le maschere che indossiamo ogni giorno, il riflesso allo specchio in cui identificarci, la foto sul muro a cui cercare di assomigliare. Sono diventati un pezzo importante delle nostre vite, soprattutto da quando, tramite i social network, interagiscono con noi quasi individualmente. Ma sono davvero nostri amici, figure di riferimento delle nostre vite che ci danno ciò che dicono di offrirci?

Seguendo il blog di una mia prof ho avuto modo di scovare questa presentazione, che mi ha portato a riflettere sul ruolo sempre più ampio che i brand hanno nelle nostre vite, abilmente veicolato dal marketing.

Il succo, per coloro che non hanno voglia di guardarsi 48 slides (sono solo immagini, basta poco) è il seguente:

Un brand non ti sarà mai vicino quando ti senti solo, non ti procurerà la cena, non sarà fedele come il tuo cane, perché il loro valore è il profitto. E tu vali per loro finché rappresenti profitto: per parafrasare una frase che a mia nonna era molto cara, un brand non ti dirà mai lavati la faccia che senza trucco stai meglio se deve venderti autostima in crema, rossetti, ombretti e fondotinta.

 

Il marketing è prima di tutto strumentale alla creazione di valore per l’impresa. E il cliente rappresenta valore per l’impresa finché è tale: finché consuma, acquista il prodotto generando i profitti. Il brand è un fortissimo strumento con cui l’impresa accredita i suoi prodotti presso i clienti e cerca di vendere.
Ciò non vuol dire che il brand non crei valore per il cliente: ci sono brand che creano reale valore per il cliente, offrono in cambio valore, lavorano eticamente. Sono questi i brand che meritano il tanto sospirato nostro like su Facebook. Abbiamo tra le mani il potere di scegliere, e dire cosa ci piace e cosa non ci piace, e di lamentarci sulle pagine dei brand (e rispondono, fidatevi).
Per la prima volta non subiamo passivamente i messaggi dei brand ma instauriamo una relazione in cui noi possiamo dire qualcosa.  Possiamo smettere di farci identificare da un oggetto, e scegliere come esprimerci. Possiamo affermare la nostra individualità come mai prima d’ora: la rete è uno strumento potentissimo, non usiamolo per omologarci e sottoporci a una sovraesposizione mediatica ai messaggi dei brand.
Like, Dislike. Scegli tu.

Andare oltre…

E’ strano leggerlo sul blog di una fotografa, ma la vista è spesso fonte di distrazione: vediamo una cosa e subito scattano le scorciatoie cognitive che riconducono ciò che vediamo a uno schema che la nostra mente ritiene “giusto”/”accettabile”/”normale”.  Ecco perché questo video ha stupito la rete:

per la dissonanza tra l’immagine che noi abbiamo dellasuora e di una ragazza che canta in un talent. Due immagini apparentemente opposte, inconciliabili.  Eppure non è così.

La realtà è molto più complessa di come appare a prima vista, e le scorciatoie cognitive limitano la nostra capacità di interpretazione, riconducono un fatto a un preciso schema che ha la pretesa di spiegarlo, ma che va in tilt alla prima dissonanza: ciò significa che dobbiamo abbandonare questo meccanismo mentale per poter davvero cercare di capire ciò che ci circonda, cambiare prospettiva, guardare le cose da più punti di vista o non guardarle affatto e ascoltarle, sentirle.

 

Non limitiamoci allo stupore per la suora cantante, ma impariamo ad andare oltre non riconducendo entità complesse come le persone, gli avvenimenti, i problemi, allo stereotipo di riferimento: solo così potremmo sperare di raccogliere qualche briciola in più di realtà, qualche suggerimento nascosto, un’ispirazione nell’angolo cieco.